“E’ verità riconosciuta da tutti”, o almeno da quelli che hanno amato come me questo incipit e il resto del libro da cui è tratto, che il libro in questione sia un gioiello di perfezione insuperabile e irreplicabile. Forse, nell’assai improbabile caso in cui la Austen stessa avesse deciso di scriverne il seguito, saremmo rimasti almeno un pochino delusi. Ciononostante, la tentazione di sbirciare un po’ nella vita di Elizabeth e Darcy l’abbiamo avuta forse un po’ tutti (o almeno tutte) e in mancanza di qualcuno che ce la raccontasse ce la siamo immaginata, con l’indubbio vantaggio che un seguito immaginato da noi stesse non poteva certo deluderci. Nel mio personale seguito i due vivono una bella vita a Pemberley, non priva di problemi (d’altra parte è difficile pensare che Mrs. Bennet se ne stia buona a Longbourn senza chiedere il loro intervento per qualche dramma familiare), ma in generale abbastanza tranquilla. Darcy è sempre Darcy, l’ “uomo colonna per donne piene di vento”, come lo definisce Chiara Gamberale, ma un pochino meno “rigido”, perchè tra la qualità che amiamo in lui c’è proprio quella di riuscire a cambiare per amore della donna giusta (e grazie all’amore di questa).
Poi un giorno vengo a sapere che il seguito di Orgoglio e Pregiudizio esiste davvero, non ho più bisogno di immaginarlo. Pare l’abbia scritto un’autrice americana, Carrie Bebris, docente di letteratura inglese e grande studiosa di Jane Austen e in rete trovo delle recensioni in generale abbastanza positive. Le premesse erano davvero buone, tuttavia non riuscivo a decidermi e tra lo stupore di chi conosceva la mia passione per P&P e credeva che mi sarei lanciata subito in libreria, ho ignorato per un sacco di tempo la Bebris, che nel frattempo scriveva altre avventure dei coniugi Darcy. E anche quando mi sono decisa a comprare il primo libro (ormai credo siano 5), Orgoglio e preveggenza, l’ho tenuto sul comodino per circa un anno prima di decidermi a leggerlo.
Ora l’ho letto e contrariamente a quanto mi sarei aspettata, sono perfino andata a vedere le trame degli altri, ma credo che mi fermerò qui. Come c’era da aspettarsi visto la formazione dell’autrice, la ricostruzione di ambienti e luoghi è molto accurata, e anche i personaggi non sono male (d’altra parte un Darcy o un’Elizabeth non all’altezza mi avrebbero fatto chiudere il libro alle prime pagine), anzi alcuni dialoghi tra i coniugi Darcy sono assolutamente godibili.
E’ la trama quella che non va. Passi l’idea di trasformare Mr. e Mrs. Darcy in investigatori alle prese con intrighi e delitti vari, il che può essere una delle poche vie percorribili se hai intenzione di scrivere più di un libro su di loro. Il fatto è che la Bebris non si limita a questo ma inserisce anche l’elemento magico e soprannaturale in tutte le indagini nei quali i Darcy sono coinvolti.
E questo può essere un ottimo espediente letterario per far emergere la dialettica tra la razionalità di Darcy e l’istinto di Elizabeth, può essere anche un omaggio alla Austen di Northanger Abbey con le sue suggestioni gotiche (non ho sufficiente conoscenza di romanzi gotici per scorgere nella Bebris gli stessi intenti parodici della Austen nei confronti del genere), può essere un sacco di cose. Ma non può essere il “mio” seguito ideale di Orgoglio e Pregiudizio.
E all’improvviso, proprio quando cominciano a sorgermi dei dubbi sull’opportunità di tenere in vita un blog come questo dedicato ai romanzi d’amore “di un certo tipo”, proprio quando mi dico che forse di romanzi d’amore come piacciono a noi “pemberlyani” davvero non ne scrivono più, mi ritrovo tra le mani questo petit bijou. E mi si scalda il cuore. Non lo recensirò questo libro. Dovete credermi sulla parola. Voglio solo dire grazie all’autore
Una storia d’amore intensa ma non drammatica o melensa (anzi piuttosto ironica) è davvero cosa rara di questi tempi, per cui quando ne incontro una mi sento portata all’indulgenza e a perdonare anche qualche punto debole nella trama, sopratutto se questa non prevede la presenza di vampiri o licantropi. Nella fattispecie un trauma infantile da bacio-di-cicciona-dall’ipersalivazione-e-dall’alito-che-sa-di-pesce in grado di condizionare la tua vita sentimentale da adulto per quanto mi riguarda è un punto debole. E’ vero, qualcuno potrebbe trovarlo l’unico elemento originale in una storia d’amore per il resto abbastana banale, ma io credo che a fare la differenza nei libri di Glattauer non siano tanto le trovate originali come un bizzarro trauma infantile, quanto il suo linguaggio e il suo stile. Uno stile frizzante, immediato e (quello si davvero) mai banale. Il modo in cui Daniel Glattauer usa le parole è così piacevole che più di una volta mi sono trovata ad annotare mentalmente (e non fidandomi tanto della mia memoria per la prima volta ho fatto anche largo uso degli highilight nel mio reader) battute e descrizioni.
E’ un romanzo per adolescenti questo di Valerie Zenatti, ma va bene anche per gli adulti. Non è l’ennesimo libro sul conflitto arabo-israeliano e non ci sono buoni e cattivi o meglio ci sono, ma non stanno tutti dalla stessa parte. C’è una ragazza israeliana di 17 anni, che cerca di esorcizzare l’orrore dell’ennesimo attentato a Gerusalemme scrivendo una lettera, una specie di messaggio di speranza, che infila in una bottiglia da gettare nel mare davanti a Gaza (in realtà il fratello militare, cui Tal affida la bottiglia, la abbandonerà sulla spiaggia di Gaza). C’è uno scontroso ragazzo palestinese di 20 anni che trova quella bottiglia e che all’inizio non ha nessuna intenzione di intrattenere uno scambio epistolare col “nemico”. Ma Tal è molto tenace, di un candore disarmante e sinceramente desiderosa di conoscere il mondo palestinese. E vince le resistenze di Naim. Nasce così una corrispondenza via mail davvero bella nella quale i due ragazzi riescono a superare i pregiudizi e a parlare l’una al cuore dell’altro e viceversa. Un’emozionante storia di crescita e di amicizia, quella vera che oltrepassa le barriere. E forse non solo. Perchè in quel bellissimo finale aperto sono convinta che almeno le più romantiche delle lettrici vedranno qualcosa di più. Naturalmente anche a noi di Pemberley piace vederla così, ma questa volta non è così importante. Comunque vada a finire è un bellissimo messaggio di pace e per questa volta ci basta.