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Arrivederci

Dopo quasi 7 anni l’avventura di @Pemberley si ferma qui. Non so se sarà la sua chiusura definitiva o se quando mi capiterà tra le mani un libro particolarmente pemberlyano non resisterò alla tentazione di scrivere una recensione proprio in questo blog, ma in questo momento sento il bisogno di mettere, se non la parola “fine”, almeno il simbolo del  paragrafo.
Mi sono divertita con questo blog e ci sono molto affezionata, ma in questa fase della mia vita sento il bisogno di dedicarmi ad altri progetti.
Se per caso o serendipità capitaste da queste parti e vi venisse voglia di lasciare un commento su qualche post, anche quelli vecchi,  fatelo pure: continuerò a leggerli con piacere.

Se invece vi andasse di seguirmi nel mio blog personale, dove ogni tanto si parlerà anche di libri, mi trovate su bisus.it

Grazie per  avermi seguito fin qui.

A presto,

S.

20130609-190811.jpg Se siete alla ricerca di una piacevole e rilassante lettura estiva eccovela servita. L’unico problema è che una volta iniziato non riuscirete a smettere, lo farete fuori in una sera e per gli oziosi pomeriggi in spiaggia dovrete dunque trovare qualcos’altro. Ti prende proprio così fin dall’inizio questo bel romanzo dell’australiano Graeme Simsion, ve lo assicuro. Io l’ho letto in versione ebook e quando il reader ha iniziato a dare problemi dopo le prime pagine ho avuto qualche momento di panico: non riuscivo a sopportare di non assistere subito al fallimento del “Progetto Moglie”. Ma andiamo con ordine, di che progetto si tratta? Don è un docente di genetica dell’Università di Melbourne che recentemente ha fatto una scoperta: gli uomini sposati sono mediamente più felici di quelli single. Lui però una donna non è mai riuscito a trovarla e questo è un problema. Da scienziato qual è Don decide di risolvere la questione con metodo scientifico, mettendo su il Progetto Moglie, che grazie a un questionario di “sole” 16 pagine lo porterà a escludere tutte le candidate sbagliate e arrivare finalmente a quella giusta. Ovviamente risulta da subito chiaro a tutti che quella giusta non può essere Rosie (che non ne azzecca una!) ovviamente da subito noi facciamo il tifo per lei e ovviamente abbiamo abbastanza fiducia nella nostra conoscenza dei canoni narrativi del genere da essere convinti che il progetto moglie fallirà e trionferà l’amore. Ovviamente non ci sbagliamo e non ci saranno sorprese, ma sarà il punto di vista maschile, abbastanza insolito in romanzi di questo tipo, sarà l’esperienza dello scrittore come sceneggiatore cinematografico, sarà quello che volete, ma arriviamo alla fine d’un fiato senza avere per niente la sensazione di aver letto qualcosa di scontato. O meglio, scontata giusto quel tanto che pretendiamo a una storia di questo tipo, ma nemmeno un pochino di più.

L’amore è un difetto meraviglioso
Graeme Simsion
Longanesi, 2012

Domandate che sanno fare ancora le donne?
Ma tutto!

Se qualcuno distende sopra un abisso
tre fili di paglia,
vi passano sopra con piede leggero.
Come, non so spiegare,
ma ricordate
che i loro piedi hanno inventato la danza.

Nei momenti liberi
lavorano a croce per il bosco nero
le foglie di felce.
Se però capitano nel bosco di notte,
spengono con coraggio le fiammelle fatue,
affinchè neppure negli aquitrini il viandante
abbia timore.
Hanno anche consigliato ai timidi fiori
di riempirsi di calici
del familiare profumo.
Loro stesse sanno però come di spada
far uso di profumi
pericolosi ancor più
che gli scorpioni velenosi dei tropici.

Quel che è davvero straordinario:
hanno inventato i seni,
ed essi sono belli
come i castelli sulla Loira.
Forse più belli ancora.

E che sanno fare gli uomini?
Non è molto
Si sono inventati la guerra,
la miseria, la disperazione e il gemito dei feriti.
Sanno forgiare folli cannoni,
ridurre città in macerie,
e intanto mettono bene in mostra
il povero coraggio virile.

Hanno inventato le pompe di benzina
e l’emancipazione delle donne.

e in cambio di baci fra le loro braccia
hanno progettato per loro sedili speciali
perchè possano stare ancora
alle macchine
nell’ultimo mese di gestazione.

Così è.
Ed è tutto, arrivederci adieu.
Volevate una cantilena da me
e ora c’è

(J. Seifert, premio nobel per la letteratura 1984)

Vi ricordate quando invitai a cena il commissario Montalbano? (no, non potete andare avanti, dovete cliccare e leggere l’altro post, so benissimo che non ve ne potete ricordare!). 
Correva l’anno 2007 e le storie del commissario mi piacevano da impazzire come ho avuto modo di scrivere più volte in questo blog. Ma il fatto che recentemente io mi sia disaffezionata agli intrecci che il maestro ha inventato per lui, non vuol dire che abbia smesso di amarlo o che non lo inviterei di nuovo a cena per servirgli ancora una volta libri che sanno di buono.

Allora ci viene commissario? Come “cosa devo portare?”, ma niente! Lei venga e porti solo Panza e Prisenza, come il titolo del romanzo un po’ giallo e un po’ no della sua conterranea Giuseppina Torregrossa. Madonna quanti sapori buoni si incontrano in questo libro! e sapori familiari, mica quel sushi che volevo servirle l’altra volta che ora va tanto di moda e chi se ne frega dei tonni rossi che si estinguono! Io le confesso di aver amato più i sapori che la storia, ma forse per lei sarà diverso. Però questa è l’unica concessione che faccio agli altri colori, per il resto domina il rosa, ma questo d’altra parte doveva aspettarselo. 
Le servirei qualcuno dei piatti che cucinano a Le Temps des cerises, il delizioso ristorantino di Parigi descritto nel libro di Nicolas Barreau Das lächeln der frauen (Il sorriso delle donne), le dico il titolo originale perché quello italiano grazie alle nostre inspiegabili scelte editoriali non c’entra molto con la storia, è un po’ troppo stucchevole e a lei non piacerebbe.
Le ricette per il dessert le prenderei da Appuntamento al Cupcake Caffè di Jenny Colgan. E si, in questo libro ci sono proprio le ricette dei buonissimi cupcake che nonno Joe spedisce a Issy dalla casa di riposo, precise intifiche a quelle che preparava lui una volta nella sua panetteria. E’ una storia molto attuale quella narrata in questo libro, che parla di perdita di lavoro e di necessità e coraggio di reinventarsi. Si lo so, che la vita non è un romanzo, lo so che nella realtà è più difficile, ma è anche vero commissà che nella realtà spesso ci manca proprio il coraggio per reinventarci (sapesse quanto vorrei trovarlo io!)
Ho ancora qualche titolo caldo caldo che devo ancora leggere per decidere se servirglielo o no, Un soffio di vaniglia tra le dita di Meg Donohue e La cucina dei desideri segreti di Darien Gee e altri ancora: ce li conserviamo per la prossima volta. 
Bene Commissario, abbiamo finito, è stato un piacere come sempre, ma prima di salutarla vorrei farle conoscere un blog… buono, stia buono! non faccia così! lo so che queste cose di internèt le danno un po’ sui nervi. Ma questo secondo me dovrebbe piacerle, si fidi. E’ di uno che tiene il suo stesso nome e manco a dirlo dev’essere siciliano come lei. Scrive le sue ricette che sembrano proprio buonissime quest’altro Salvo, abbinandole a notizie d’attualità o riflessioni personali e serve insieme cibo e parole. No, mi scusi, non insieme, prima le parole e poi il cibo. Il cibo si gusta in silenzio. Questo perfino una logorroica come me ormai l’ha capito. 

 

La trilogia del limite, Suzi Lee.

Cose che si possono scoprire nel giardino segreto.

La libreria dell’armadillo

La libreria dell’armadillo è un romanzo capace di commuovere, di far sorridere e pensare. Ma è soprattutto una storia sull’amore per i libri all’epoca ell’ebook e della crisi; un omaggio delicato e pieno d’incanto al potere della letteratura”.

Come resistere a un richiamo di questo tipo in quarta di copertina? Impossibile! E si che una certa diffidenza per “le storie d’amore per i libri” e per i romanzi ambientati in libreria avrei dovuto maturarla, specie dopo essere incappata qualche anno fa in quel capolavoro di spocchia e pedanteria che è “La libreria del buon romanzo“. Intendiamoci, questo libro è decisamente più carino dell’altro… A questo punto però il “ma” l’avete sicuramente sentito aleggiare nell’aria. Il fatto è che il libro non mi ha commosso, non mi ha fatto sorridere, e non mi ha fatto pensare più di tanto. E si che sono decisamente incline al riso come al pianto e anche quanto al pensare non è che abbia bisogno di grossi stimoli (soprattutto se si tratta di riflettere su argomenti che riguardano da vicino anche me e il mio lavoro come le trasformazioni in corso nell’ecosistema editoriale).

E’ andata così dunque, tra me e La libreria dell’armadillo non è scoccata la scintilla. A tratti l’ho trovato sconclusionato e confuso, anche se devo ammettere di essere stata una lettrice piuttosto distratta, dunque potrei essere io ad aver perso qualcosa per strada. Quanto al protagonista, a momenti ho provato una certa empatia per lui, ma in linea di massima non mi è rimasto tanto simpatico, e il fatto che l’autore si riferisca a lui dall’inizio alla fine solo come “il libraio” non ha giovato sicuramente. E nemmeno il fatto che il libraio-armadillo consideri Il vecchio e il mare un ottimo consiglio di lettura per un quindicenne cinese al suo primo libro in italiano (con tutto il rispetto per il grande Hernest).

Ok, fin qui solo “contro”, ma da un punto di vista strettamente pemberlyano segna sicuramente un punto a favore il lieto fine. Finisce bene infatti la storia d’amore tra il libraio e la bella Francesca e anche la libreria alla fine sembra riesca a salvarsi. Speriamo però che per il futuro all’armadillo venga voglia di mettersi un po’ più in gioco, perché questo, cinesi a parte, forse è il solo modo per affrontare il cambiamento. E se ci avesse dimostrato di riuscire a farlo prima della fine del libro, questo lieto fine ci sarebbe piaciuto anche di più.

Ma allora questi sottovalutano proprio i lettori (nel senso di persone che leggono, non di devices) di ebook” ha commentato una mia amica leggendo il mio post sull’edizione digitale di Orgoglio e Pregiudizio Mondadori. Vorrei tranquillizzarla: a quanto sembra non è così. E’ un momento delicato e forse fare qualche errore ci sta, anche se certo non guasterebbe essere più rigorosi, ma è importante essere pronti ad ammettere i propri errori e a porvi rimedio. Ok, ok, il vostro rilevatore di banalità sta cominciando a beepare forte, ma credo sia davvero così. Alla Mondadori hanno ammesso l’errore e mi hanno assicurato che entro novembre l’ebook di Orgoglio e Pregiudizio sarà allineato con l’edizione 2010 e mi hanno anche offerto un buono compensativo.

Mentre cercavo non senza difficoltà di scrivere questo post, che sentivo in qualche modo di “dover” scrivere come naturale seguito del precedente, mi è venuta voglia di saperne un po’ di più su quello che sta dietro la pubblicazione di un ebook. Così ho scaricato il libro di Ivan Rachieli La pratica dell’ePub e ho deciso di aprofittare della mia mattina libera per inizare a leggerlo. E qui chi mi conosce potrebbe davvero preoccuparsi: rinunciare una mattina di window shopping senza bambini a seguito per leggere un libro che non sia un romanzo non è davvero da me. Ma tant’è, mi prende così. Tra l’altro il libro di Rachieli è proprio piacevole da leggere, ma magari ne scriverò in seguito, quando l’avrò finito. Qui voglio citarlo solo perchè mi sono imbattuta in un passo che con questa vicenda credo ci stia benissimo

Da tempo parte di un modello B2B (in cui i clienti degli editori sono i librai), gli editori non sono in nessun modo in grado di concepire un servizio di assistenza post vendita ai loro veri clienti, i lettori. Di più, avendo avuto finora tra le mani un prodotto che non poteva essere complicato da usare e che dava come massimi grattacapi qualche refuso e una segnatura incollata male, l’idea di dover rendere conto della qualità tecnologica di un testo, di doversi preoccupare di rispondere a dubbi di ogni sorta, di spiegare come si fa a leggere un libro e di farlo bene, in fretta e con chiarezza costituisce per l’editoria una vera e propria rivoluzione. Così come è rivoluzionario pensare che si possano ammettere i propri errori e comunicare ai clienti l’esistenza di una nuova release che pone rimedio non a un refuso, ma a un bug nel codice, a un css mal scritto, a un markup scadente, a un immagine di copertina dalla risoluzione non ottimale.”

Ora non so quanto, tecnicamente, gli errori del “nostro” libro abbiano a che fare con quelli citati da Ivan Rachieli, l’importante è che gli editori la facciano davvero questa rivoluzione e che diventi in qualche modo contagiosa. Forza, dai Mondadori, andiamo fino in fondo: aspetto a dicembre la comunicazione della nuova release 🙂

Non ce la posso fare, nel mio Kobo la versione digitale di Orgoglio e Pregiudizio della Mondadori non ci può stare. Lo eliminerò e pazienza per i 2 euro e 99, ma i nomi tradotti proprio non li posso sopportare. Potrei forse accettare con un enorme sforzo che Elizabeth diventi Elisabetta, ma che Lizzy diventi Bettina proprio no. Confesso anzi che uno strano pudore mi assale anche solo a scriverlo su questo post quel nome (perdonami Lizzy e perdonatemi eventuali Bettine, ovviamente non ho niente di personale contro questo vezzeggiativo purché non lo si usi per Elizabeth Bennet!). E pensare che non l’ho scelta a cuor leggero l’edizione da scaricare, ma ci ho ragionato sopra perché nella trappola dei nomi tradotti ci ero già caduta in passato. Con quella Mondadori però credevo di andare sul sicuro: conoscevo la versione cartacea, nell’abstract dell’edizione digitale su kobobooks i nomi compaiono nella versione originale e nelle specifiche dell’ebook viene indicato Giulio Caprin (la sua per Mondadori credo sia stata la prima traduzione di Pride and Prejudice in Italia) come traduttore. E invece sono rimasta fregata.

A parte I nomi infatti c’è sicuramente qualcosa che non va anche nella traduzione. Non ho confrontato accuratamente la versione digitale con quella cartacea, ma posso dire con certezza che l’incipit non è quello di Giulio Caprin e anche nella dichiarazione d’amore di Mr. Darcy a Elizabeth (avete presente “Invain have I struggled. It will not do…”) c’è qualche differenza. Per non parlare poi di “don” e “donna” usati al posto di “lord” e “lady”. Ma dico, ci sarà pure un motivo se scelgo di leggere Pride and Prejudice e non Il Gattopardo???

Ora, alla Mondadori sono gente seria e sicuramente c’è più di qualcosa che mi sfugge nella creazione di un ebook, per quanto mi paia assurdo forse non potevano proprio semplicemente pubblicare la versione digitale dell’edizione che avevano, ma dovevano “crearne” una nuova. Però allora perchè creare aspettative mantenendo la stessa copertina (che tra l’altro come nel libro di carta annuncia anche uno scritto di W. Somerset Maugham, che però nell’ebook non c’è)? E soprattutto perchè non “crearlo” un po’ meglio? Anche perchè, non dimentichiamolo, per quanto il costo dell’ebook sia contenuto, a voler cercare in rete sono convinta che esistano delle versioni gratuite più che dignitose. O vogliamo per forza dare ragione a quelli che “ma il libro di carta è un’altra cosa?”

C’è un  aggiornamento sulla vicenda dell’ebook “sbagliato” che potete leggere qui

Devo fare una confessione. Vorrei però che quando leggerete quello che ho da dirvi teneste presente che ho letto anche cose come Guerra e Pace e Le affinità elettive, per citare due titoli a caso (credo di aver letto anche tutto Milan Kundera, ma Vargas Llosa me lo ha smontato per cui non lo posso citare tra le mie letture “impegnate”, mannaggia a lui!) e che so legger di greco e di latino e bla bla bla. Tenete presente anche che non guardo televisione. Niente. Zero. A meno che non mi venga addebitato il tempo da spettatrice passiva dei vari Diego e Dora o delle partite di calcio. Ecco, tenetelo ben presente e pensate a me come a una persona assolutamente degna della vostra stima intellettuale. Perchè ora sto per svelarvi  una delle cose che mi piace di più degli ebook e dell’avere un ebook reader. E questa cosa è…  il fatto che con un tocco posso avere un Harmony nel mio lettore, proprio nel momento in cui ho voglia di leggere solo un Harmony! E non devo uscire per andare al supermercato a comprarlo, vergognandomi un po’ e prendendo le distanze con frasi tipo  “Chissà se alla povera zia Clara che è in ospedale andrà bene?”. Niente di tutto ciò! Un semplice tocco ed ecco La proposta del Duca nel mio lettore! E posso leggerlo dovunque senza dovermi preoccupare di nasconderlo dentro Il pendolo di Foucoult (è il primo titolo che mi è venuto in mente, ma questo davvero non l’ho mai letto!). E’ una sensazione bellissima. Altro che odore della carta e fruscio della pagina e il colore della costola e…

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